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Unabomber fra Zornitta e Zenar  

Unabomber. 
Un criminale si aggira nel Veneto
nascondendo piccole bombe che creano danni, dolori, spaventi, ferimenti e morte. La polizia non riesce a catturarlo.

L’opinione pubblica comprensibilmente spaventata preme, accusa la Polizia di inefficienza, chiede di arrestare il colpevole.

Finalmente il colpevole c’è: è l’Ing. Elvo Zornitta. Ha l’identikit giusto. È un tecnico areonautico, è solitario, è sospetto. Un solo problema. Non è lui.

Non fa nulla. La polizia giudiziaria irrompe in casa sua, arresta e sequestra.
L'indagine si allunga e non salta fuori nulla.

La perizia rimpiazza la giustizia.
La giustizia sfugge ai Giudici, ai Pubblici Ministeri e finisce in mano ai periti. La perizia è la verità e la giustizia seguirà la verità. 
Forse perché anche lui sottoposto a pressioni (l’opinione pubblica chiede un colpevole, non necessariamente il colpevole; cf. Corriere della Sera
27 novembre 2007, pag. 20), il perito Ezio Zenar modifica gli oggetti in sua custodia per incastrare l’Ing. Zornitta. Taglia un lamierino di una bomba inesplosa con un paio di forbici da elettricista sequestrate all’Ing. Zornitta. 

Secondo l'Avv. Maurizio Paniz, "questo è avvenuto quando il lamierino si trovava in possesso del laboratorio indagini criminalistiche della polizia".
Per questa ragione all'inizio del 2008, l'Avv. Paniz ha dichiarato a
Repubblica di avere inoltrato una richiesta di risarcimento a favore del suo assistito a causa del discredito di immagine subito, delle conseguenze fisiche che l'inchiesta ha lasciato e del danno biologico nella vita di relazione del signor Elvo Zornitta. La richiesta di risarcimento e' conseguente alla conclamata manipolazione fatta sul lamierino dal laboratorio di indagini criminali della Procura di Venezia.

Non ci fossero stati i suoi avvocati, l’Ing. Zornitta finirebbe i suoi giorni in carcere.

Quante false perizie giudiziarie?
Per un falso perito smascherato, quanti innocenti sono in prigione?

Durante un processo in cui eravamo difensori, il Pubblico Ministero chiese all'imputato se fosse in grado di riconoscere la propria scrittura. Alla risposta affermativa, il Pubblico Ministero squadernò davanti all’imputato la sua agenda, all’interno della quale c’era un foglietto a caratteri cubitali con il numero di telefono di un noto trafficante di droga.
In realtà questo numero era stato scritto da un ufficiale di polizia per consegnarlo ad un perito affinché lo verificasse dopo aver decriptato la password di un agendina elettronica.
Inspiegabilmente questo numero è finito nell’agenda cartacea dell'imputato, aggravando la sua posizione processuale.

La perizia "scientifica" nel processo penale e civile.
Il problema delle possibili manipolazioni di una perizia scientifica non è raro nel processo penale e nel processo civile.
È particolarmente acuto nel campo delle inchieste in materia finanziaria.

Spesso le operazioni bancarie alla base dell'accusa sono un rebus per i giuristi. Il perito diventa allora il dominus del processo. La sua parola viene presa come oro colato, anche se afferma cose sbagliate. Inter cecos monoculos est rex, si diceva un volta.  
Davanti alla scienza, il diritto si deve inchinare.
In realtà la perizia giudiziaria è influenzata dalla parte che più ha contatto con il perito (di solito il Pubblico Ministero).
È un mezzo per trasformare in fatto accertato, incontrovertibile, un elemento che altrimenti sarebbe considerato come un opinione giuridica da sottoporre al contraddittorio delle parti al processo.
Per questo nella contesa processuale, bisogna prestare una grande attenzione innanzitutto prima di accettare la nomina di un perito giudiziario, poi alle domande che vengono poste al perito e infine al modo in cui quest'ultimo svolge il suo compito.



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