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Shareholder versus Stakeholder del terzo millenio  

Abbiamo dovuto aspettare un po’ rispetto al calendario gregoriano, ma il 21° secolo è finalmente cominciato.

Per i millenaristi, con il 2009 è iniziato il terzo millennio dell’era cristiana e niente sarà più uguale.

Certo nessuno può giocare al profeta, poiché nessuno conosce l’avvenire.

Tuttavia molto è cambiato.

Wolfgang Huber, il Vescovo della chiesa di Germania, si è rivoltato contro Kurt Ackerman, il CEO della Deutsche Bank, accusandolo di idolatria per avere posto per anni obbiettivi di crescita insostenibili, cosicché il denaro è diventato il nuovo Dio.

Il Vescovo ha ammonito che mai più in futuro dovrà essere anteposto il guadagno a breve termine (shareholder) alla responsabilità sociale a lungo termine (stakeholder).

Fra breve, in un mondo guidato dalle passioni, l’antropologia sarà uno strumento più utile delle scienze politiche per capire la realtà.

Tuttavia bisogna diffidare da coloro che predicano la fine del sistema capitalista.

Non c’è nessun parallelo tra la fine del comunismo del 1989 e la presunta fine del capitalismo del 2009.

Innanzitutto il comunismo era già finito da tempo, tant’è vero che dietro al muro di Berlino, noni è stato trovato un solo comunista, ma una massa di gente che sgomitava per partecipare al nostro consumismo.

Inoltre non si vede alternativa al sistema di mercato.

La libera concorrenza incoraggia efficacemente la sperimentazione: nuove idee si trasformano velocemente in nuovi prodotti e servizi.

Le economie stataliste sono invece lente, frenate dalle caste e delle burocrazie che tendono innanzitutto a conservare sé stesse.

Certo il capitalismo ha prodotto la ricchezza fine a sé stessa, l’idolatria del Dio denaro.

Vale solo il plus valore, il differenziale tra il costo di produzione e il prezzo di vendita, poco importa se gli operai sono bambini del terzo mondo o nuovi schiavi cinesi.

Il trasporto internazionale delle merci dal luogo di produzione al luogo di consumo purifica le coscienze.

Se gli effetti nefasti del mercatismo sono ormai palesi, sarebbe ingenuo pensare che l’intervento dello Stato conduca alla moralizzazione del mercato.

Clientelismo e privilegi di casta sono in agguato, mentre non bisogna dimenticare che nel millennio che si è chiuso, i peggiori massacri sono stati prodotti dagli Stati.

Queste dinamiche hanno una diretta ripercussione sul lavoro dell’avvocato, poco importa che agisca su un piano internazionale o locale, oppure che lavori come giurista d’impresa. La difesa civile, penale o amministrativa dovrà sempre avere al centro della riflessione l’argine dei diritti umani, con i quali sono destinati a cozzare tutti dai grandi banchieri ai singoli cittadini.


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