CASH FLOW SWAP O CASH SLOW SOCIALISM?
Gira un simpatico aneddoto in questi tempi di crisi del sistema finanziario mondiale e non c’è fumo senza arrosto; “il n’y a pas de fumée sans feu” come dicono i francesi.
Di fronte alla paura di finire nel baratro dell’illiquidità, molte banche che non sono state previdenti a fare cassa (come pare lo sia stata l’UBS), hanno dovuto proteggere il rischio del delcredere tramite lo strumento dei Cash Flow Swap.
Tuttavia la liquidità mondiale disponibile non è sufficiente per evitare il fallimento di tutte le banche, cosicché gli operatori finanziari hanno assistito con grande sorpresa, ma con tanta soddisfazione, al massiccio intervento degli Stati che, tramite le banche centrali, hanno messo a disposizione centinaia di miliardi di dollari.
La Federal Reserve ha addirittura rilevato il pacchetto azionario di banche e assicurazioni destinate al fallimento. I colossi ipotecari Fannie Mae e Freddie Mac sono stati nazionalizzati poiché i cinesi, che prestano loro i soldi per finanziare i 4/5 delle case degli americani, hanno cominciato a richiamare i crediti.
Alla fine gli Stati Uniti d’America hanno deciso di pompare 700 miliardi di dollari dei cittadini nel sistema finanziario capitalista mondiale.
Il Cash Flow Swap è quindi stato ironicamente rinominato Cash Flow Socialism. Infatti, con gran scorno di liberali e liberisti, lo Stato ha dovuto intervenire per salvare il capitalismo. Altro che la “mano invisibile” del libero mercato la quale, secondo Adam Schmit, avrebbe da sola equilibrato la ricchezza delle nazioni.
Nei primi anni della rivoluzione russa, Vladimir Ilyich Lenin aveva proposto la creazione di un’economia a capitalismo di Stato, ritenendo il suo paese troppo arretrato per potersi permettere il socialismo. Lo Stato avrebbe dovuto comperare le banche e le maggiori industrie poiché in Russia non esisteva una classe imprenditoriale sufficientemente vasta e preparata per assicurare lo sviluppo della nazione.
La nazionalizzazione con soldi pubblici dei settori vitali dell’economia capitalista rinnova questa intuizione: il capitalismo di Stato. Chi l’avrebbe mai detto che l’alba del terzo millennio risuscitasse le mummie del primo novecento.