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Il segreto bancario svizzero di fronte alle pressioni europee  

La Svizzera è una pulce che si nasconde nel pelo del mammut europeo.
Paese extra-comunitario, pretende di fare di testa sua. Orgogliosa dei suoi istituti di credito, si aggrappa gelosamente al suo segreto bancario.
Paese federalista, le leggi fiscali sono di competenza dei 26 cantoni che la compongono, mentre lo Stato centrale percepisce solo un’imposta residua.
Ogni cantone fa di testa sua mettendosi in concorrenza con il vicino, cosicché il regime fiscale risulta particolarmente favorevole per le imprese. Alla fine vengono attratte non soltanto le società svizzere, ma anche quelle straniere, che abbandonano gioiosamente Stato e fisco d’origine.
Le Holding, il cui patrimonio è costituito essenzialmente da partecipazioni azionarie, ricevono un trattamento particolarmente vantaggioso, e il segreto bancario svizzero fa gola a molti cittadini europei che desiderano allontanare il loro patrimonio dalla voracità delle autorità fiscali nazionali.
L’Unione Europea si arrabbia. Stufa di vedersi sottrarre la polpa, non è più disposta a leccare l’osso. Vengono adottate misure di ritorsione.
La Svizzera risponde pagando: sottoscrive il miliardo di coesione dell’Unione Europea, sostiene da sola le costosissime trasversali ferroviarie alpine Alp Transit e prova a mostrarsi gioviale.
Ma l’Europa vuole di più. Vuole l’abolizione del segreto bancario. Questo non si può. Il segreto bancario assicura alla Svizzera 120'000 posti di lavoro.
Il compromesso è l'Euroritenuta: le banche garantiscono di pagare anonimamente agli Stati di provenienza le imposte sottratte dai connazionali che si nascondono dietro il segreto bancario. La privacy del cittadino è dunque garantita, ma lo Stato di residenza ottiene comunque il suo dovuto.
Se l’idea è geniale, l’applicazione difficile. Fatta la legge trovato l’inganno. Le banche inventano prodotti extra-europei per infilarvi i capitali dei cittadini europei. Di nuovo il fisco nazionale viene eluso.

L’Unione Europea grida basta.

L'Unione Europea vuole fare tabula rasa degli accordi appena sottoscritti.

L’8 aprile 2008 i rappresentanti della Svizzera e della Commissione europea si sono incontrati per il terzo dialogo. La discussione è stata franca e sincera ma non ne è uscito niente. Non è stata fissata nessuna data per un nuovo incontro.


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