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Gomorra e Pupetta a Napoli  

« Mi indicò due tizi, tra la folla che si era creata intorno al corpo della donna uccisa,  si erano messi a guardare il cadavere. Pikachu abbassò la voce: ‘Ecco quelli, li vedi, sono quelli che hanno ammazzato Pupetta…’ (…) Cercai di fissare in volto i ragazzi che Pikachu mi aveva indicato. Avevano un’aria emozionata, palpitante, spostavano teste e spalle per meglio vedere i poliziotti che coprivano il corpo. Avevano ucciso la donna a viso scoperto, poi si erano seduti nelle vicinanze, sotto la statua di Padre Pio e appena un po’ di folla si era raccolta attorno al cadavere erano andati a vedere. Qualche giorno dopo li beccarono. (…) Il più giovane aveva sedici anni, il più vecchio ventotto. Il presunto assassino ventidue. Quando li arrestarono, uno di loro vedendo i flash e le telecamere iniziò a ridere e a fare l’occhiolino ai giornalisti. (…) Anche secondo le indagini gli esecutori erano tornati sul luogo del delitto ».
È così che Roberto Saviano nel suo celebre romanzo inchiesta Gomorra descrive (a p. 110 ss) l’assassinio di Carmela Attrice detta Pupetta.


Per Roberto Saviano i giovani assassini sono stati traditi dalla « Troppa curiosità ».
La spiegazione lascia perplessi.

La criminologia conosce bene l’animo del delinquente che si tradisce da solo. Ha scoperto che spesso, davanti ai crimini più efferati, l’autore fornisce la prova del proprio delitto.
Un imbianchino mescolava i colori nel vaso di smalto appartenente al ragazzo che aveva ucciso. Lo dimenticò su un davanzale e fu scoperto.

Per coronare il matrimonio con la bellissima attrice Anna Forgàs, il Dottor Erdély si recò in viaggio di nozze a Millstat in Corinzia. Pochi giorni dopo la sposa cadde in un burrone. Trasportata in hotel, morì qualche ora dopo. Il medico legale certificò che la morte era dovuta a un arresto cardiaco e autorizzò la sepoltura. Il Dottor Erdély era distrutto, ma questo stato di prostrazione non gli impedì di telefonare per risquotere i 20'000 dollari della polizza sottoscritta dalla sposa in suo favore. L'assicurazione si insospettì e chiese l’autopsia. Il Dottor Erdély non aveva calcolato che di solito le vittime di una caduta non presentano segni di strangolamento.

Cosa spinge il criminale a comportarsi in maniera insensata?
Molti delinquenti defecano sul luogo del crimine permettendo così di essere rintracciati: il grumus merdae, ovvero “la carte de visite odorante” ha riempito gli scaffali dei criminologi.
Theodor Reik (L’impulso a confessare, Feltrinelli 1967), prolungando le ricerche di Freud,  ha dimostrato che gli assassini, soprattutto se giovani, non si disinteressano mai dei loro crimini.
Segretamente ossessionati dalla loro impresa, si trovano a combattere una lotta angosciante contro il proprio inconscio che li spinge a gettarsi nelle mani della giustizia.

Il ritorno sul luogo del delitto è stato ampiamente studiato. «Se riesco a ritornare sul luogo del delitto - quasi a mimare il medesimo crimine - senza farmi arrestare, allora vuol dire che sono davvero protetto da una forza superiore a tutte le polizie del mondo».

E la trappola mortale si richiude sul criminale. Come è capitato ai giovani assassini di Scampia che, liberati dall'angoscia dopo la confessione, facevano l'occhiolino ai giornalisti mentre i poliziotti gli stringevano le manette.



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